Sanità calabrese, Madeo: «Paghiamo di più per avere di meno»
Ticket fino a 45 euro, liste d’attesa interminabili e prestazioni diagnostiche che in alcuni casi risultano indisponibili in tutta la regione: il diritto alla salute sempre più difficile da garantire
CATANZARO - «Pagare di più per avere di meno. Talvolta per leggere nero su bianco che la prestazione è indisponibile. Non che non sia disponibile sotto casa o nel comune più vicino, ma che non si può fare in tutta la regione».
È quanto denuncia Rosellina Madeo, consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Sanità, intervenendo sulle condizioni della sanità calabrese e, in particolare, sulle liste d’attesa e sui costi a carico dei cittadini.
«Non è una novità che alcuni esami diagnostici, sebbene non invasivi e di routine, richiedano almeno sei mesi di attesa quando sono “celeri”, talvolta due anni o addirittura vengano dichiarati indisponibili. È però una novità, anzi un oltraggio al diritto alla salute, che sull’onda nazionale dell’aumento dei ticket la Calabria registri un altro record: il tetto massimo della spesa arriva a 45 euro contro i 36 della media italiana».
«Quella stessa Regione che non trova soluzioni adeguate per smaltire le liste d’attesa e che, ancora una volta, è ultima nei livelli essenziali di assistenza, facendo registrare il turismo sanitario più alto d’Italia, con oltre 300 milioni di euro destinati alla mobilità passiva, una cifra destinata a salire. Cosa stiamo pagando allora esattamente?».
Per Madeo, le difficoltà del sistema pubblico finiscono inoltre per accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
«Chi può permettersi di effettuare una prestazione a pagamento, visti i tempi biblici delle nostre strutture, sceglie il privato, mentre chi non può rinuncia alle cure. Anche qui noi arriviamo primi, superando la media nazionale di chi, per mancanza di mezzi, è costretto a rinunciare alla salute».
«Siamo calabresi, viviamo il territorio e amiamo la Calabria. Proprio in virtù di questo amore e stanchi di dover prendere le valigie per curarci altrove, riteniamo che i dati vadano letti in un’ottica oggettiva. Solo affrontando le criticità con un approccio scientifico è possibile trovare soluzioni concrete a lungo termine».
Infine, il riferimento alle scelte politiche della Regione: «Se la fine del commissariamento è stata sbandierata come la grande svolta, sul territorio, per chi vive giornalmente le difficoltà legate a una regione non collegata, dove mancano trasporti e servizi, si parla invece di continuità. Ad oggi solo più cara e dove il pubblico arretra, il privato avanza».
«La Calabria è dunque capofila di una pericolosissima classifica al contrario. E non si tratta di una narrazione distorta, ma della presa di coscienza di una situazione che va affrontata con responsabilità e scelte concrete. Scelte ben distanti da quella fatta dal presidente della Regione che, con questi dati, ha deciso lo stesso di firmare le pre-intese per l’autonomia differenziata».