Centro di raccolta a Trebisacce, Aurelio chiede chiarezza sui 300mila euro e sulla sede
Il consigliere comunale contesta la comunicazione sul finanziamento, il cui iter non sarebbe ancora concluso, e chiede all'Amministrazione di chiarire se intenda mantenere il centro nell'attuale ubicazione o trasferirlo, come ipotizzato nel 2025
TREBISACCE - «Prima un finanziamento da 300.000 euro comunicato come “ottenuto”, poi la precisazione che l’iter di concessione non è ancora concluso. Prima un sito definito dalla stessa Amministrazione “inidoneo”, oggi oggetto di un progetto di potenziamento. Sono due questioni sulle quali credo sia necessario fare chiarezza». È quanto dichiara il consigliere comunale Antonio Aurelio in merito al progetto relativo al centro comunale di raccolta di Trebisacce.
«Sul finanziamento la questione è semplice. Nella comunicazione iniziale del Comune si parlava espressamente di “finanziamento di 300.000 euro ottenuto”. Successivamente il post istituzionale è stato modificato, precisando che la deliberazione n. 178 del 25 agosto 2026 riguarda l’approvazione del progetto ai fini della richiesta di finanziamento e che l’iter di concessione non è ancora concluso. Un finanziamento richiesto non è un finanziamento ottenuto. Prendo atto della rettifica, ma mi sarei aspettato una nuova comunicazione, con la stessa evidenza dell’annuncio originario, anziché la modifica di un post già pubblicato. Quanti cittadini tornano a rileggere una notizia per verificare se, a distanza di giorni, sia stata modificata?».
Aurelio richiama quindi la questione dell’ubicazione. «Con deliberazione di Giunta n. 234 del 3 ottobre 2025, la stessa Amministrazione scriveva che “il sito in prossimità della spiaggia e del centro abitato risulta inidoneo, considerato anche un potenziamento del nuovo servizio di raccolta di rifiuti”, avviando la ricerca di un nuovo lotto. Oggi, a meno di un anno di distanza, viene approvato un progetto da 300.000 euro per il potenziamento e l’adeguamento dello stesso centro. Personalmente ritengo che la collocazione attuale, per la prossimità al mare e a un’area fortemente urbanizzata, meriti una seria riflessione. Ma la mia opinione viene dopo: è stata la stessa Amministrazione a definire quel sito “inidoneo”. È evidente che, finché il centro resterà nell’attuale ubicazione, il Comune debba garantirne sicurezza, funzionalità e conformità alle norme. Ma un conto è adeguare ciò che deve continuare a funzionare; altro è programmare un investimento strutturale senza chiarire se la prospettiva del trasferimento sia stata definitivamente superata. Il trasferimento del centro di raccolta è ancora un obiettivo dell’Amministrazione oppure no? Se sì, si chiarisca quale prospettiva si intende dare all’attuale struttura. Se invece si è deciso di mantenerla stabilmente lì, si spieghi cosa sia cambiato rispetto all’ottobre 2025».
Aurelio ricorda anche la realizzazione, nella stessa Riviera delle Palme, di una nuova area camper a vocazione turistica: «È un ulteriore elemento che pone una domanda più generale: quale futuro si immagina per questa parte della città? Qual è la programmazione complessiva? Ed è proprio questo il punto. In questi giorni assistiamo a un susseguirsi di comunicati, annunci e progetti. A mio avviso, la comunicazione rischia di correre più velocemente dei fatti. Non contesto il diritto, né l’opportunità, di comunicare ciò che l’Amministrazione programma. Ma quando diventa difficile riconoscere una linea coerente tra ciò che viene annunciato, ciò che viene deliberato e ciò che concretamente viene realizzato, il rischio è che la comunicazione prevalga sulla sostanza e che gli atti finiscano per apparire come una successione di slogan, anziché come tasselli di una programmazione organica e riconoscibile. L’amministrazione faccia pace con se stessa. Cambiare una scelta è possibile; spiegare perché la si cambia e quale sia la nuova direzione è doveroso. Comunicare è importante. Ma amministrare significa trasformare gli annunci in scelte coerenti e le scelte in risultati verificabili. Perché, alla fine, non è il numero dei comunicati a contare: sono i fatti».