Strage di braccianti ad Amendolara, svolta nelle indagini: fermato per caporalato ed estorsione il fratello di uno dei killer
Ali Hassan, 27 anni, avrebbe continuato a pretendere dai lavoratori i guadagni dei campi anche due settimane dopo il rogo costato la vita a quattro persone. Sequestrati cellulari, schede telefoniche e chiavi di diversi autoveicoli
AMENDOLARA – Non si fermano le indagini sulla tragica strage di Amendolara del primo giugno scorso, in cui quattro braccianti agricoli persero la vita bruciati vivi all'interno di un veicolo dato alle fiamme. Un nuovo importante sviluppo porta oggi al fermo del ventisettenne pakistano Ali Hassan, accusato di concorso in intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro ed estorsione. L'uomo è il fratello minore di Ali Raza (32 anni), attualmente in carcere insieme al connazionale Safeer Ahmed con l'accusa di pluriomicidio aggravato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Procura di Castrovillari guidata da Alessandro D'Alessio, Ali Hassan avrebbe continuato a fare il caporale e a pretendere i compensi guadagnati nei campi da altri braccianti Vessati anche due settimane dopo il drammatico rogo, incurante delle indagini in corso. Le perquisizioni condotte dalla Squadra Mobile di Cosenza su mandato della pm Roberta Bello hanno portato al sequestro di due telefoni cellulari, cinque schede telefoniche, mazzi di chiavi relativi ad almeno tre autovetture e un furgone, oltre a buste paga e comunicazioni dei datori di lavoro indirizzate ai Centri per l'Impiego.
Tra le prove raccolte emergono almeno sei versamenti effettuati da braccianti extracomunitari a favore di Ali Hassan a metà giugno. L'inchiesta mira ora a scoperchiare la più ampia rete di sfruttamento agricolo nell'area della piana di Sibari e ad accertare eventuali complicità da parte di aziende locali all'interno di un sistema fittiziamente legale, fatto di contratti regolarizzati a fronte di pagamenti in contanti e orari e condizioni di vita assimilabili alla schiavitù.