Ricreazione a scuola, Renzo: «Bambini fermi in classe? La pausa deve essere vera»
La pedagogista di Corigliano-Rossano richiama il valore educativo dell’intervallo: movimento, gioco libero e relazione aiutano i più piccoli a scaricare tensione e a tornare alle attività con maggiore disponibilità all’ascolto
CORIGLIANO-ROSSANO - La ricreazione non è, come direbbe Aldo Baglio, l’apostrofo rosa tra una lezione e l’altro; e non è nemmeno un premio, una concessione e non può essere ridotta a dieci minuti consumati seduti in classe. È una parte essenziale della giornata scolastica. Dopo un tempo limitato di attenzione, soprattutto nella prima infanzia e nella scuola primaria, il bambino ha bisogno di muoversi, cambiare spazio, correre, parlare, inventare, relazionarsi, scaricare tensione e riattivare la mente. Tenere i bambini fermi anche durante l’intervallo significa non comprendere un dato educativo semplice: senza pausa vera, il cervello non riparte e l’apprendimento si indebolisce.
È la pedagogista Teresa Pia Renzo ad intervenire sull’importanza della ricreazione nella vita scolastica, richiamando l’attenzione di scuole e famiglie su un tema spesso sottovalutato. Anche un adulto, durante un convegno, una riunione o una lunga attività di lavoro, dopo un certo tempo perde concentrazione e ha bisogno di staccare. Nei bambini questo tempo è molto più breve. Dopo una fase di ascolto, esercizio o attività guidata, la mente ha bisogno di una pausa attiva. Uscire dall’aula, cambiare ambiente e muovere il corpo non interrompe l’apprendimento: lo rende nuovamente possibile.
Il problema – aggiunge - non è soltanto prevedere la ricreazione, ma darle il significato giusto. Se il bambino resta seduto nello stesso banco, nello stesso spazio e con la stessa postura della lezione, la pausa perde gran parte della sua funzione educativa. Dove esistono cortili, giardini, spazi esterni o ambienti sicuri, soprattutto nei mesi in cui le temperature lo consentono, i bambini devono poter uscire, correre, giocare e respirare una dimensione diversa da quella dell’aula. Non serve trasformare tutto in attività organizzata: serve restituire al bambino uno spazio libero, controllato ma non diretto.
Del resto, la ricreazione ha un valore che va oltre il movimento. In classe l’adulto guida, organizza, assegna consegne, scandisce tempi e contenuti. Durante il gioco libero, invece, il bambino incontra i propri pari senza una regia continua: deve decidere cosa fare, come stare con gli altri, come inserirsi in un gruppo, come risolvere un piccolo conflitto, come aspettare, proporre, accettare un rifiuto, inventare un gioco quando non ci sono strumenti già pronti. È qui che si allenano autonomia, autostima, problem solving, fantasia e competenze socio-affettive.I
Una parte dell’educazione emotiva – sottolinea la professionista da oltre vent’anni punto di riferimento per la crescita della prima infanzia - si costruisce proprio così: non con schede, slogan o attività astratte, ma aprendo una porta, un cancello, uno spazio di relazione. Nel gioco libero il bambino sperimenta frustrazione, entusiasmo, attesa, negoziazione, collaborazione, esclusione, inclusione, rabbia e riconciliazione. Sono emozioni reali, vissute nel rapporto con i coetanei. L’adulto deve vigilare, garantire sicurezza e intervenire quando necessario, ma senza trasformare ogni momento in una lezione guidata. A volte, per educare davvero, bisogna permettere ai bambini di misurarsi con la realtà.
La ricreazione – ricorda ancora la pedagogista - serve anche a scaricare lo stress accumulato durante le attività in aula. Correre, saltare, urlare, muoversi e stare all’aperto aiutano il bambino a liberare energia e a rientrare con una disponibilità diversa all’ascolto. Dopo una pausa vera, la concentrazione può ripartire. Dopo una pausa negata o compressa, invece, l’irrequietezza resta dentro l’aula e rischia di essere letta solo come disattenzione o cattivo comportamento. Spesso, invece, è semplicemente un bisogno di movimento non ascoltato.
Renzo invita le scuole che dispongono di spazi esterni a valorizzarli davvero, senza paura di farli vivere ai bambini. Cortili, giardini e aree aperte non sono accessori architettonici, ma risorse pedagogiche. E questo perché – conclude Teresa Pia Renzo – la ricreazione non deve essere considerata un tempo perso ma un vero e proprio spazi educativo.