«Lavorare non conviene più»: agricoltori e pescatori bloccano la 106, la protesta si allarga
Un centinaio di persone al presidio di Santa Lucia, con i sindaci e Scutellà. Assenti associazioni di categoria e sindacati. Da Schiavonea: «Da due mesi non usciamo in mare». Stasi: «Servono misure strutturali»
CORIGLIANO-ROSSANO – ««È contraproducente andare a lavorare». Dalla voce dei pescatori di Schiavonea arriva la misura di una crisi che tiene insieme barche ferme, aziende agricole in affanno e famiglie costrette a fare i conti su ogni spesa. Stamattina un centinaio di persone ha bloccato la rotonda di Santa Lucia, lungo la Statale 106, partecipando alla protesta contro il caro carburante organizzata dal Movimento Agricoltori e Allevatori e dal Comitato Guardiani del Crati.
C’erano agricoltori e pescatori. C’erano i sindaci di Corigliano-Rossano, Roggiano Gravina e Terranova da Sibari e la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Elisa Scutellà. Non c’erano, ancora una volta, le associazioni di categoria e i sindacati. Un’assenza che pesa in una mobilitazione nata proprio dentro i comparti produttivi più esposti all’aumento dei costi.
La protesta si allarga e porta sulla stessa strada chi lavora la terra e chi vive del mare. una protesta legata da un unico fil rouge: produrre costa sempre di più, dal mare alle colline, fino a rendere economicamente insostenibile anche uscire per lavorare.
«Siamo tutti sulla stessa barca», dice il rappresentante dei pescatori di Schiavonea, Leonardo Gentile. Questa volta l’espressione marinaresca descrive una condizione concreta: «Noi siamo già due mesi che non usciamo in mare perché non rientriamo più nelle spese. È contraproducente andare a lavorare».
Nel suo racconto, al prezzo del gasolio si aggiungono le difficoltà legate alle regole europee, ritenute poco aderenti alla realtà delle piccole marinerie mediterranee. «Siamo pescherecci che andiamo in due a lavorare. Il terzo e il quarto non ce li possiamo permettere. Con queste spese e queste regole non conviene proprio muoversi dal porto».
Poi c'è Mario Oliveto, agricoltore, allevatore e presidente del comitato Guardiani del Crati, probabilmente l'agricoltore più combattivo dell'intera Piana di Sibari. Mario rivendica la continuità della mobilitazione: «Siamo da oltre quindici giorni per le strade, notte e giorno, tra Spezzano, Tarsia, Lamezia e Vibo. Da parte del Governo centrale non sta arrivando nessuna risposta. Fin quando non ci darà una mano abbassando il prezzo del gasolio, resteremo a oltranza».
La presenza dei pescatori, per Oliveto, conferma che il disagio ha superato i confini dell’agricoltura. «La gente è stanca. Questa crisi sta colpendo duramente le famiglie, che pagano il prezzo più alto. C’è chi non riesce più ad arrivare a fine mese, pensionati con 500 euro che ricevono bollette da 300 o 400 euro e devono scegliere se mangiare o pagarle. È un problema che riguarda tutti».
Al fianco dei manifestanti anche il sindaco di Corigliano-Rossano. Flavio Stasi chiede che la risposta politica vada oltre gli interventi temporanei. «Le istituzioni locali non possono che sostenere questa battaglia, perché i sindaci rappresentano comunità che stanno subendo le conseguenze dell’aumento del carburante e dell’energia, progressivo ormai da anni, senza misure strutturali per rendere il Paese più resiliente e indipendente sotto il profilo energetico».
Il primo cittaidno lega direttamente la crisi delle imprese al bilancio delle famiglie: «Queste persone stanno dicendo a gran voce al Governo nazionale, ma anche a quello regionale, che c’è bisogno di misure strutturali a sostegno della produzione. Dall’aumento dei costi di produzione aumentano poi il costo del carrello della spesa e i costi delle famiglie».
Netto il giudizio sui 15 milioni di euro messi sul piatto dalla Regione Calabria: «Una misura spot». «Quasi si vorrebbe che ringraziassimo il Governo regionale perché ha rinunciato ad aggiungere due poltrone pagate con i soldi dei calabresi».
Per il primo cittadino occorre intervenire sulla fragilità delle aziende, non soltanto sull’emergenza del momento. «Gli agricoltori vanno avanti a stento, rimandando le spese, lavorando e spaccandosi la schiena. Quando in questo fragile equilibrio interviene un fattore esterno come il caro carburante, crolla tutto». Il sindaco accusa inoltre la Regione di aver utilizzato i fondi di coesione «ad orologeria prima delle campagne elettorali», senza produrre, a suo giudizio, il miglioramento strutturale necessario.
Anche il sindaco di Roggiano Gravina, Zappone, presente a sostegno del presidio, considera lo stanziamento regionale una risposta insufficiente. Ricorda la mobilitazione attiva allo scalo di San Marco–Roggiano e sottolinea che la crisi «sta colpendo tutti, gli agricoltori ma anche i cittadini comuni, persino quegli stipendiati statali che una volta stavano bene e ora soffrono».
La richiesta è che la Regione faccia pressione sul Governo nazionale. «Il Governo cammina a due velocità», sostiene, contrapponendo la rapidità delle scelte sul riarmo alla mancanza di risposte sul caro carburante: «Avessero la stessa velocità per occuparsi dei cittadini comuni, forse questa potrebbe essere una risposta».
Tra i manifestanti, dicevamo, anche la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Elisa Scutellà invoca una presenza istituzionale più ampia, oltre gli schieramenti: «Dovrebbero essere tutti qui, a qualsiasi livello, comunale, regionale e nazionale, di qualsiasi colore politico. I telegiornali nazionali non stanno parlando di quello che succede in Calabria ed è una bomba che sta per esplodere. È giusto esserci, manifestare solidarietà e dare risposte. Ma devono esserci tutti».
A Santa Lucia la protesta ha raccolto pezzi diversi della stessa economia in difficoltà. Per chi era sulla strada stamattina, la solidarietà conta. La risposta attesa, però, resta nei costi da sostenere domani: per rimettere in moto un trattore, far uscire una barca, tenere in piedi una famiglia.


