Jonica, metti il palo e togli il palo: opere demolite prima di entrare in funzione
Il monitoraggio dell’Eco scopre sostegni rimossi e plinti distrutti per consentire altri lavori. Sulla linea interessata da interventi per 362 milioni, RFI deve chiarire il costo del fare e disfare
CORIGLIANO-ROSSANO – Metti la cera, togli la cera... Metti il palo, togli il palo. Sulla ferrovia Jonica l’ammodernamento assomiglia a un esercizio del maestro Miyagi di Karate Kid. Con una differenza: qui si lavora con soldi pubblici e, mentre il cantiere continua, i passeggeri aspettano il treno.
Lo abbiamo scoperto percorrendo la Jonica, andando su e giù lungo il tracciato e proseguendo il nostro monitoraggio civico: pali installati per l’elettrificazione sono stati rimossi, insieme alle strutture collegate, e i plinti in cemento demoliti per consentire i lavori di ammodernamento strutturale della ferrovia. Prima si costruisce. Poi si distrugge per poter costruire altro. Il tutto prima che quelle opere possano svolgere la funzione per cui sono state pagate.
Una delle anomalie tecniche più evidenti che abbiamo riscontrato è nei pressi di Casello Foresta, tra i comuni di Corigliano-Rossano e Crosia. Qui un tratto di ferrovia lungo circa 200 metri è stato completamente rimosso per essere ricostruito. Bene. Anche se, nemmeno un anno fa, sullo stesso tratto era stata completata l’installazione dei pali dell’elettrificazione, con plinti, bracci di sostegno e cavi. Opere appena realizzate, smantellate prima che sulla linea potesse circolare un solo treno elettrico.

Il tratto ferroviario in questione prima dei nuovi lavori di ammodernamento
Insomma, prima le opere per l’elettrificazione, poi la demolizione del tratto che avrebbe dovuto sostenerla. È questa la sequenza emersa dal nostro monitoraggio civico. Un caso che impone a RFI di spiegare come siano stati coordinati i progetti e quanto sia costato costruire, smontare e ricostruire nello stesso punto.
E Casello Foresta non è l’unico esempio. Sul viadotto Coserie, poco più a nord, è stata smontata la precedente struttura in ferro per sostituirla con un nuovo ponte in acciaio (necessario per sostenere i treni ad alta velocità): anche lì erano già stati installati i cavi dell’elettrificazione. Due interventi che rendono concreta la questione: quali lavorazioni si sarebbero potute evitare programmando le opere strutturali prima di installare gli impianti elettrici? Il costo complessivo di queste operazioni resta da chiarire.
La sequenza del fare e disfare, invece, è visibile sul campo. Ma quanto riscontrato impone una spiegazione sulla sequenza dei lavori e sull’utilizzo delle risorse. Anche se pali e componenti metallici venissero recuperati, resterebbero da contabilizzare posa, rimozione, demolizione delle fondazioni e successiva ricostruzione.

Gli attuali lavori di ammodernamento della linea jonica in località Casello Foresta
Dal 2018 si prepara una ferrovia che ancora non c’è
I primi lavori di elettrificazione risalgono al 2018. Nell’ottobre di quell’anno RFI indicava la conclusione della prima fase entro il 2019 e l’ultimazione progressiva fra il 2022 e il 2023. Nello stesso documento annunciava già interventi per 480 milioni di euro destinati all’adeguamento e alla velocizzazione della Jonica fra Rocca Imperiale e Melito Porto Salvo. L’esigenza di intervenire sulla struttura della ferrovia, dunque, era già sul tavolo. Nel dicembre 2024, sei anni dopo, inoltre, RFI comunicava la consegna degli ulteriori lavori di elettrificazione Sibari–Crotone e Crotone–Catanzaro Lido, precisando che avrebbero completato l’allestimento dei pali avviato nel 2018. Insomma, tre opere distinte ma che di fatto avevano e hanno un unico comune denominatore! E allora perché non "compattare" tutti i lavori e generare anche un risparmio sul costo generale dell'opera?
I milioni sono certi. Il costo degli "imprevisti" resta senza risposta
Per il pacchetto di interventi Sibari–Catanzaro, RFI ha pubblicato un quadro da oltre 362 milioni di euro, finanziato anche con risorse PNRR.
| Intervento | Importo indicato da RFI | Oggetto |
|---|---|---|
| Elettrificazione Sibari–Crotone–Catanzaro Lido | Circa 200 milioni € | Impianti per la trazione elettrica |
| ERTMS Sibari–Catanzaro, 172 km | Circa 56 milioni € | Controllo e gestione della circolazione |
| Consolidamento delle opere d’arte | Circa 106 milioni € | Interventi strutturali propedeutici alla futura velocizzazione |
| Pacchetto complessivo | Oltre 362 milioni € | Le tre componenti sopra indicate |
Fonte: RFI, gennaio 2025. Gli importi rappresentano investimenti, non una quantificazione dello spreco.
Progetti separati, un’unica responsabilità di coordinamento
Elettrificazione, ERTMS e consolidamenti hanno funzioni differenti. Possono avere appalti distinti ma il canovaccio e l'obiettivo sono identici. Ecco perché si doveva seguire una sequenza che salvaguardasse spese inutili soprattutto in un momento storico dove i contribuenti (le famiglie) spaccano il centesimo per arrivare a fine mese.
Ecco perché se per ammodernare ponti e tracciato occorre smantellare impianti appena costruiti, il coordinamento fra i progetti diventa il centro della questione.
RFI dovrebbe rendere conto dei soldi che sono stati letteralmente "bruciati" per questa operazione di patchwork del costruisci e distruggi, dal momento che lavori come quello a Casello Foresta se ne stanno eseguendo a iosa su tutta la linea. Deve soprattutto spiegare perché i lavori strutturali non abbiano preceduto l’installazione delle opere che oggi interferiscono con il cantiere.
Intanto la Sibari–Crotone è nuovamente interrotta dal 13 settembre al 12 dicembre 2026. Il programma comprende proprio consolidamenti e miglioramenti sismici di ponti, sottovia e travate metalliche, insieme a ERTMS ed elettrificazione.
La Calabria jonica paga già il prezzo delle attese, delle interruzioni e dei servizi sostitutivi. Il monitoraggio sul campo porta ora alla luce un altro conto, quello delle opere fatte e disfatte. Quel conto deve diventare pubblico. Perché il cemento demolito non può finire sotto le macerie anche della trasparenza.